Di Carlo Cavicchi

Mi ricordo ancora bene di quel pomeriggio di febbraio. Correva il 1978 ed era stata una bella giornata. Avevo messo in vendita la mia Lancia Fulvia HF 1600 Fanalone Gr.3 via via abbassandone il prezzo nonostante fosse ancora un esemplare molto ben tenuto. Ormai non era più vincente e nessuno ne voleva più sapere. Ero sceso a un milione di lire e a suo modo era un regalo. L’acquirente era ben vestito e conosceva il buon pedigree della vettura. Al dunque mi disse che poteva darmi 980 mila lire e il mio fastidio si mostrò con grande evidenza. “Piuttosto la tiro contro quel muro” gli dissi, perché ad un prezzo tondo tondo, decisamente un buon prezzo, non si poteva chiedere un ulteriore sconto. Capì immediatamente il mio fastidio, non insistette, e se la portò via.
Perché vi racconto questo episodio molto personale? Perché nei giorni scorsi mi ha telefonato un vecchio amico, un noto preparatore di auto da corsa sulla cresta dell’onda anche ai miei tempi, che mi ha detto di aver ritrovato la mia vecchia Fulvietta. Proprio la mia, ancora molto ben conservata, con il cofano bianco e la banda tricolore traversale del Jolly Club. “ Ti interessa?”.
Non sono un collezionista di automobili, oltretutto non saprei nemmeno dove tenerle, però quella Lancia rimane un caro ricordo, così ho balbettato.”Ma quanto chiedono?”.
Se guardi l’annuncio, dicono anche che era stata tua.Perfetta per i rally storici.Secondo me alla fine con 50 mila euro la porti via”.
Mi sono guardato allo specchio e mi sono detto una volta di più che sono proprio un cretino. Ovviamente ho chiuso lì il discorso, poi ho pensato al mondo delle auto d’epoca che segue tantissimo la memoria dei potenziali compratori: vanno sempre dietro alle auto della loro gioventù. I colleghi di RuoteClassiche lo sanno bene che i listini sono in continua evoluzione, puntualmente al passo con le voglie e le aspirazioni della clientela. Ormai le auto d’anteguerra interessano solo uno stretto giro di collezionisti di altissima competenza mentre il dopoguerra va per la maggiore, con l’aggiunta dell’interesse sempre alto di quelli che usano queste auto per correrci nella regolarità o anche nei rally (mi dicono sempre meno in pista). Ogni anno si crede di aver toccato la punta massima possibile delle valutazioni, ma in realtà domani ci vorranno ancor più quattrini.
Ha senso tutto questo? Non lo so, in ogni caso è una domanda inutile: il mercato non viaggia con la logica ma con le domande e le offerte. Resta il fatto che il valore della mia ex auto, nel giro di nemmeno 40 anni è centuplicato; e trattandosi di una questione personale mi ha mandato al tappeto.
Mi padre diceva sempre: fammi indovino e ti farò ricco. Così mi chiedo quale investimento avrebbe reso di più, soprattutto partendo da una base così accessibile. Non ho trovato risposta. Di sicuro non fui proprio indovino.